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Recensione Call Of Duty 2
Torna la guerra secondo Activision
Seguito
del celeberrimo Call of Duty, gioco dell’anno 2003, questo secondo
capitolo rinnova la sfida agli altri fps per PC e promette di
immergere nuovamente l’utenza nelle tristi, ma al tempo stesso
intense, vicende della seconda guerra mondiale. L’accurata
ricostruzione storica vede come al solito un unico, temibile e
potente nemico, i nazisti, combattuti su più fronti: la battaglia di
Stalingrado nei panni della resistenza sovietica, la guerra d’Africa
sui fronti egiziano, libico e tunisino, al comando degli inglesi
contro le Africa Corps guidate da Rommel, e infine lo spettacolare
sbarco in Normandia, proposto in decine di altri giochi e in
altrettante salse, ancora una volta visto con gli occhi degli
americani, ma in maniera più cruenta e aspra. Per conferire un tono
sacrale e solenne alla vicenda ognuna delle varie sezioni è
anticipata da un documento dell’epoca, sia esso un filmato o un
reportage
fotografico che ne descrive alquanto minuziosamente i dettagli e,
ogni qual volta si tirino le cuoia dopo uno scontro a fuoco, al
posto della fredda e formale scritta di game over, appaiono sullo
schermo alcune massime o frasi celebri pronunziate da alcuni dei più
importanti personaggi storici, da Napoleone a Churchill, da Einstein
a Hemingway, che esprimono le loro personali opinioni sulla guerra e
regalano perle di saggezza all’utente. Assaporato un contorno tanto
convincente è lecito aspettarsi una degna e attinente ricostruzione
anche durante l’esperienza ludica. Ma anche da questo punto di vista
COD 2 non delude, anzi riesce come mai prima d’ora a trasporre su
videogame la frenesia e il coinvolgimento del conflitto regalando
fasi di gioco estremamente immersive, incentivate nel realismo da un
comparto tecnico di primissimo spessore. Quest’ultimo riesce a
regalare emozioni e stupore da paresi alla mascella, grazie a una
lunga serie di effetti speciali, dal massiccio bump mapping alla
riflessione, dal fuoco ai vari effetti particellari che giocano un
ruolo fondamentale durante il gioco. Infatti a differenza
dell’effetto neve tipico dei livelli ambientati in Russia, o di
quello dei fluidi, che si apprezza in maniera più
chiara
durante lo sbarco in Normandia, entrambi ottimamente realizzati ma
di semplice contorno, il fumo e la polvere, una volta sollevati,
garantiscono una riduzione della visibilità quasi totale e, di
conseguenza, assicurano protezione negli scontri a fuoco più
violenti. Per il resto si tratta di un apparato grafico di primo
livello per l’enorme mole di individui su schermo, ma anche per la
loro realizzazione minuziosa e maniacale, per il fiume di poligoni
gestiti e per gli stupendi fondali. Si può tranquillamente affermare
che da questo punto di vista il gioco Activision possa rivaleggiare
ad armi pari non solo con capolavori del recente passato come Doom
3, Far Cry e Half Life 2, ma anche con i nuovissimi FEAR e Quake 4.
Pochissime le critiche che possono essere mosse all’aspetto visivo
di questo titolo, e vanno dal motore fisico, ben lontano dai fasti
del capolavoro Valve o di Serous Sam 2, alle enormi esigenze
Hardware per farlo girare con una risoluzione decente e la maggior
parte dei filtri attivati, mera utopia per chi non possieda uno
Shuttle al posto del PC. Va certamente elogiata la scelta di
ottimizzarlo, oltre che per Direct X 9, anche per il 7, rendendolo
accessibile alle più svariate fasce di utenza, tuttavia la
differenza tra le prestazioni medio-basse e quelle
riservate alle configurazioni più potenti è abissale e a tratti
sembra di giocare a due titoli differenti.
Schiacciapatate, correte…
Assolutamente d’impatto il comparto sonoro, coinvolgente,
trascinante, a tratti regala momenti di pura esaltazione, specie per
il parlato, squisitamente doppiato in Italiano, vario e pieno di
espressioni colorite, dalle urla dei tedeschi, alle colorite
definizioni che gli alleati danno a questi ultimi. Tra lunghe
discussioni tra le fila amiche e linguaggio colorito da entrambe le
parti è possibile divertirsi ed apprendere dei veri tormentoni
difficili da scordare. Spettacolo puro anche per quel che concerne
gli effetti sonori, che riproducono in maniera fedele la confusione
della guerra, con esplosioni fischi di proiettili, bombardamenti e
contraerea.
Gameplay solido e robusto
Se fosse soltanto una memorabile esperienza audiovisiva ci sarebbe
da lamentarsi, tuttavia anche l’aspetto giocabilità risponde con
vigore e decisione all’appello, per elargire
coinvolgimento
e interesse a fiumi. Una volta poste le mani su tastiera e mouse
difficilmente sarà possibile staccarle prima del completamento del
gioco, tale è l’immersione completa garantita. Il sistema di
controllo, la gestione del mirino e le sensazioni in battaglia
ricordano da vicino quel gran capolavoro del primo Call Of Duty,
amplificandone e moltiplicandone però la frenesia in maniera
esponenziale. Sono innanzitutto l’enorme quantità di nemici e l’IA
che li muove a fare la parte del leone. Non si tratta però di
marmaglie scapestrate e orde nemiche senza capo ne coda come in
Serious Sam, i tedeschi sono organizzati e non si muovono spinti dal
furore o dalla follia, ma mostrano una certa arguzia in battaglia e
reagiscono dinamicamente all’andamento degli scontri. Raramente si
lanciano all’assalto, e quando lo fanno si preoccupano quasi sempre
di guadagnare una posizione favorevole, coperta ma al tempo stesso
intelligente per tenerci sotto scacco. Inoltre organizzano
aggiramenti, pressano quando in superiorità numerica e ripiegano
quando incalzati. Dall’altra parte anche gli alleati e i compagni
dimostrano di non essere degli sprovveduti, sviluppando tattiche
convincenti e mostrandosi furbi e intelligenti. L’arsenale a
disposizione è vasto e ben equilibrato, e annovera tra le sue fila
pistole, fucili, sniper rifle e mitragliatori, oltre che diversi
tipi di granate, da quelle tedesche ai classici ananas degli
alleati, sino alle
preziose granate fumogene. La gestione, e soprattutto il corretto
uso degli esplosivi in dotazione è fondamentale e ricopre un ruolo
determinante per il buon andamento degli scontri. In primo luogo è
importante sapersi districare nel fitto lancio di granate
avversario, aiutandosi con il prezioso indicatore che avvisa quando
il giocatore si trova nel raggio di azione di una di queste, e
quindi saperle utilizzare per i compiti più disparati. A spezzare
l’azione sono inoltre presenti sezioni nelle quali si gestiscono
postazioni fisse, dalle mitragliatrici MG ai cannoni di artiglieria,
sino alle postazioni di contraerea e infine, proprio come per il
predecessore, sono presenti dei livelli nei quali ci ritroveremo a
bordo dei carri armati, nello specifico a bordo dei carri inglesi
contro le truppe di Rommel in Libia.
Hasta la vista, baby
Il gioco perfetto è un miraggio, non più di un’idea nell’
accezione più elevata e spirituale del termine, così anche quello
che ha tutta l’aria di essere uno dei contendenti alla palma di
miglior fps sul mercato, nonché, proprio come il suo altisonante
parente, a quella di miglior gioco pc dell’anno, mostra un difetto
più rumoroso di un elefante in una cristalleria. Non si tratta di un
bug non risolto o di una lacuna, ma di una scelta del team di
sviluppo che spiega l’assoluta assenza sullo schermo, di un
indicatore o di una barra energetica, ne di medipack o unità
mediche, come nella quasi totalità degli altri sparatutto in prima
persona. Il sistema di gestione dei danni è stato sviluppato in
maniera del tutto originale e particolare. Abbandonata ogni velleità
tattica, il protagonista può lanciarsi negli scontri con la
temerarietà di un terminator, dato che anche dopo una scarica di
proiettili gli basta uscire dalla confusione, dalla bagarre, e
nascondersi dietro ad un riparo per qualche secondo per ritornare
perfettamente in sesto e rituffarsi nuovamente nello scontro come se
nulla fosse successo. La carenza di proiettili alla criptonite negli
arsenali nemici completa l’opera dando al protagonista (o meglio ai
protagonisti) una semi-invincibilità che
farà sicuramente storcere il naso a tutti i puristi della tattica,
abituati masticare i vari Rainbow Six, Brothers in Arms, e SWAT.
Tuttavia si tratta solo di una invulnerabilità apparente, e grazie
soprattutto all’enorme quantità di nemici all’intelligenza
artificiale che muove questi ultimi e alle ripetute grandinate di
granate il personaggio comandato andrà spesse volte a gambe
all’aria. |
Dettagli Tecnici: I
requisiti minimi per giocare a Call of Duty 2 sono un Pentium 4
1.4GHz o equivalente, 256MB di memoria RAM, 4GB di spazio su disco,
un lettore DVD-ROM e una scheda video GeForce 2 Ultra o Radeon 8500.
La configurazione da noi consigliata è un Pentium 4 2GHz o
superiore, 512GB di memoria RAM e scheda video GeForce 5900 o Radeon
9700. |